Verso il Sinodo. In principio è l’amore

Documento inviato da 25 preti e religiosi alla segreteria del Sinodo e pubblicato su Adista Segni nuovi n. 8 del 1 Marzo 2014
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Siamo un gruppo di sacerdoti, religiosi e diocesani, che sollecitati dalla nostra esperienza pastorale, vuole portare il proprio contributo al prossimo Sinodo straordinario sulla famiglia, rispondendo ad alcune domande del questionario.
Già nelle parole e nel ministero di papa Francesco, ma anche nell’introduzione al questionario e nelle domande, abbiamo trovato una grande apertura alle questioni cogenti e non rimandabili all’interno delle unioni familiari e tra queste la questione omosessuale; pertanto ci sentiamo stimolati a condividere la nostra riflessione su questo tema..
2 – Sul matrimonio secondo la legge naturale

a) Quale posto occupa il concetto di legge naturale nella cultura civile, sia a livello istituzionale, educativo e accademico, sia a livello popolare? Quali visioni dell’antropologia sono sottese a questo dibattito sul fondamento naturale della famiglia?
Oltre il diritto naturale

Ci sembra che si dia per scontato che il matrimonio sia un istituto di diritto naturale e che a questo diritto di natura corrisponda un solo modello di matrimonio. Pensiamo invece che vada ripensata la questione antropologica fondamentale: la persona umana è essenzialmente relazione. È una questione che va al di là della famiglia tradizionale, e che apre sfide alle “nuove famiglie” e tra queste quelle tra persone omosessuali. Come ricordato dal Vaticano II, nella Gaudium et spes, la legge principale per l’uomo è l’amore e il suo tribunale è la coscienza, quella voce «che lo chiama sempre ad amare»; è «una legge scritta da Dio dentro al cuore […] che trova il suo compimento nell’amore di Dio e del prossimo» (n. 16).

Secondo questa luce, presente in ogni persona umana, l’etica che guiderà il suo agire sarà guidata dalla responsabilità, secondo il principio di relazionalità.
Il diritto naturale che per secoli ha guidato la teologia, da San Tommaso in poi, pensiamo che debba essere ricompreso, partendo dalla premessa che è naturale ciò che esiste e che non si può negare.
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2 – Sul matrimonio secondo la legge naturale

c) Come viene contestata nella prassi e nella teoria la legge naturale sull’unione tra l’uomo e la donna in vista della formazione di una famiglia?
Verso l’unitività

Il Codice di Diritto Canonico del 1917, seguendo la tradizione della legge naturale, fissava la finalità procreativa del matrimonio, oltre all’educazione dei figli, e secondariamente l’aiuto reciproco e il rimedio alla concupiscenza (can. 1013). Con la Humanae vitae l’accento veniva posto sulla procreazione.
Pensiamo invece che l’amore faccia sì che all’interno della coppia ognuno non vive accanto all’altro, ma dentro l’altro. I coniugi si abitano reciprocamente in uno spazio dentro cui l’io pone al centro l’altro.
Col sacramento del matrimonio essi saranno immagine della comunione tra le Persone della Trinità, che rimane tale essenzialmente nell’immanenza, oltre la Trinità economica, volendo usare un’espressione cara a Karl Ranher.
L’amore si esprime in relazioni autentiche di intimità, donatività, reciprocità, unitività, personificazione e scambio affettivo nella dinamica della coppia ed anche mediante la generazione.
L’aspetto unitivo acquista pari dignità del significato procreativo all’interno della coppia, quando questa è capace di generare vita nell’accoglienza, nella solidarietà, nel custodire le vite altrui, ancor di più se indifese e schiacciate da situazioni di ingiustizia, così come testimoniato nei casi di affido o di adozione.
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5 – Sulle unioni di persone dello stesso sesso

c) Quale attenzione pastorale è possibile avere nei confronti delle persone che hanno scelto di vivere secondo questo tipo di unioni?
Il principio di “realtà incarnata”

Pensiamo innanzitutto che occorra una maggiore capacità di ascolto, di dialogo e di conoscenza delle persone omosessuali, secondo il principio di realtà.
La nostra esperienza pastorale ci porta a dire che spesso l’azione della Chiesa sia stata soltanto di giudizio omofobico, basandosi il più delle volte su prassi esclusive che presentano le persone omosessuali in modo univoco e stereotipato secondo modelli presentati dai mass media, non entrando e non conoscendo i vissuti che sono multiformi, così come le persone che vi stanno dietro.
Rileggendo i documenti magisteriali della Chiesa degli ultimi decenni, si etichettano le persone omosessuali come intrinsecamente disordinate, soggetti malati da guarire, quindi etichettati come pericolosi e da allontanare.
Il Vangelo di Gesù Cristo e il Vaticano II ci sollecitano invece all’accettazione accogliente, incondizionata e integrale della persona umana, così come si trova, nella sua situazione esistenziale. Perché questo avvenga occorre cambiare lo sguardo verso l’altro e prima ancora il cuore.
Un principio che va sempre salvaguardato è quello della verità e dell’autenticità. È la verità dell’essere che rende libera ogni persona umana e tra queste l’omosessuale che non deve porsi maschere per apparire quello che la società o la Chiesa gli chiede di assumere per essere ipocriticamente accettata.
Da pastori pensiamo che la prassi non può mai partire da principi che vengono dall’altro, come quelli fissati dalla legge naturale, ma dal vissuto, avendo occhi per leggere quanto Dio vuol dirci oggi nella realtà che ci circonda.
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5 – Sulle unioni di persone dello stesso sesso

b) Quale è l’atteggiamento delle Chiese particolari e locali sia di fronte allo Stato civile promotore di unioni civili tra persone dello stesso sesso, sia di fronte alle persone coinvolte in questo tipo di unione?
In principio ci sta l’amore

Dietro due omosessuali che si amano, che vivono una relazione stabile e che chiedono giustamente un riconoscimento legittimo della loro unione per la garanzia di diritti acquisiti e per la fissazione di doveri reciproci, ci sono due cittadini all’interno di Stati laici, ma ancor prima due persone che fondano la loro relazione sulla cura e l’attenzione dell’altro: ognuno si sente responsabile della vita dell’altro.
Diceva Ireneo: «La gloria di Dio è l’uomo vivente». Nell’abbondanza di vita (cfr. Gv 10,10) si misura la vocazione del vivere di ogni persona umana e pensiamo a quanta pienezza sia presente in chi ama, perché somigliante a Dio che è Amore, al di là della diversità di sesso dell’amato o dell’amata.
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6 – Sull’educazione dei figli in seno alle situazioni di matrimoni irregolari

c) Come le Chiese particolari vanno incontro alla necessità dei genitori di questi bambini di offrire un’educazione cristiana ai propri figli?
Educazione delle comunità alla pastorale inclusiva

Pensiamo che il problema non sia la trasmissione della fede, ma l’accoglienza da parte delle comunità, spesso non pronte ad accettare situazioni nuove, perché non educate all’accoglienza della diversità.
Di fondo vi sta lo scollamento tra vita sacramentale e vita di fede. Il sacramento è diventato, piuttosto che canale di grazia, sbarramento di ingresso e tribunale di giudizio. Ogni sacramento deve portare all’inclusione e non all’esclusione, altrimenti perde la sua efficacia e il suo riferimento a Cristo-comunione.

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