Le strade dell’amore. Perché una Conferenza internazionale per una pastorale con le persone omosessuali e transessuali?

Riflessioni di Gianni Geraci

Hanno scelto la vigilia del prossimo Sinodo straordinario dei Vescovi cattolici per proporre ad alcuni teologi, provenienti da varie parti del mondo, un tema impegnativo: «Quale pastorale con le persone omosessuali e transessuali». E ai vescovi che parteciperanno al Sinodo sulla famiglia, si vogliono rivolgere, in primo luogo, gli organizzatori di questa conferenza teologica internazionale. Non si può infatti parlare di famiglia senza parlare di tutte le famiglie, incluse quelle che hanno dovuto, che devono e che dovranno confrontarsi con l’omosessualità.

Si parlerà dei genitori delle persone omosessuali, che sono chiamati a vivere un percorso di accettazione in cui, spesso si deve diventare genitore per una seconda volta.
Si parlerà di quegli omosessuali che si sentono chiamati a vivere fino in fondo la loro appartenenza alla chiesa e la loro fedeltà al Vangelo, ma che non possono distruggere le relazioni di coppia che hanno costruito.
Si parlerà dei figli delle persone omosessuali: frutto a volte di un matrimonio precedente, o frutto della scelta di vivere un’esperienza omogenitoriale ricorrendo alle tecniche di fecondazione assistita (bambini e bambine, vale la pena ricordarlo, che hanno comunque diritto a un percorso comunitario di educazione alla Fede).
Si parlerà dei tanti omosessuali e transessuali che non sono riusciti a costruire relazioni di coppia stabili e che sentono il peso della loro solitudine affettiva.
Si parlerà, infine, anche delle mogli e dei mariti di quelle lesbiche e di quei gay che, dopo aver scelto un matrimonio in cui la loro omosessualità veniva non solo nascosta, ma anche negata, non ce l’hanno più fatta a vivere una vita che non era la loro e hanno abbandonato al famiglia, lasciandosi alle spalle un paesaggio segnato dall’amarezza e dalla delusione.

Di tutte queste persone, un Sinodo che decide di parlare di famiglia e di annuncio del Vangelo, non si può dimenticare. Le voci di queste persone vanno ascoltate e comprese alla luce dell’annuncio cristiano per capire quali sono le strade che, nei loro casi specifici, permettono di vivere in pienezza l’unico amore con il quale il Padre ci ama.

Moderati da Marco Politi, nel pomeriggio di venerdì 3 ottobre, nell’aula magna della Facoltà teologica valdese di Roma, si alterneranno: monsignor Geoffrey Robinson, già vescovo ausiliario nell’arcidiocesi di Sidney, che si chiederà come la Chiesa può incamminarsi verso una nuova comprensione delle vite e degli amori delle persone LGBT; padre James Alison (teologo cattolico inglese che ha operato molto in Sud America e che ha dedicato alcune pubblicazioni al rapporto tra coscienza cattolica e coscienza gay) che spiegherà come omosessuali e transessuali possono diventare i protagonisti di una nuova evangelizzazione più inclusiva e capace di accogliere tutte le diversità e di liberarle dal clima di oppressione e di discriminazione che si respira in molte parti del mondo; la teologa domenicana Antonietta Potente, che proporrà alcuni spunti per arrivare finalmente a un nuovo approccio, più inclusivo, quando si parla di evangelizzazione delle persone LGBT; la pastora valdese Letizia Tommasone che, partendo dal suo punto di vista di Presidente della Commissione su Fede e omosessualità delle chiese Battista, Metodista e Valdese, racconterà il cammino che queste chiese hanno fatto dal pregiudizio all’inclusione completa; Joseanne Peregrin, Presidente della Christian Life Community di Malta e mamma di un ragazzo omosessuale, racconterà infine le paure e le speranze dei genitori delle persone LGBT.

Sarà l’occasione di riprendere a parlare di omosessualità partendo dalla prospettiva di una teologia capace di trasformare in un progetto concreto la risposta implicita nella domanda che papa Francesco ha condiviso durante l’intervista che ha concesso alla Civiltà Cattolica: «Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto, o la respinge condannandola?». Se Dio, approvando l’esistenza di tutti gli uomini e di tutte le donne, approva anche l’esistenza delle persone omosessuali, la Chiesa deve trovare con loro delle strade concrete per aiutarle a rendere visibile, nella loro vita, il grande progetto di accoglienza di cui Dio le ha rese protagoniste.

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