“Le strade dell’amore”. In cammino per una pastorale di accoglienza delle persone LGBT

Intervista di Silvia Lanzi del progetto Gionata ad Andrea Rubera, co-portavoce della Conferenza

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The ways of love – La strade dell’amore” è il titolo della “conferenza internazionale sulla pastorale di persone gay e transgender” che si svolgerà a Roma il 3 ottobre 2014. Proprio a Roma, e proprio in ottobre si svolgerà il Sinodo straordinario sulla famiglia, ed è anche per questo che le diverse realtà LGBT cristiane si sono date appuntamento per fare il punto su un argomento essenziale per la vita di fede: la cura pastorale.
A rispondere ad alcune domande in proposito è Andrea Rubera portavoce di Nuova Proposta (Roma) nonché uno dei portavoci della conferenza internazionale. 

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Papa Francesco, nel promuovere il sinodo straordinario sulla famiglia, ha proposto un questionario molto articolato – di cui una parte riguarda gli omosessuali e la loro vita (anche e sopratutto di coppia).
Mi sembra la prima volta che la Chiesa cattolica si dimostri così attenta a ciò che pensano e sentono i fedeli. E’ una rivoluzione?

Papa Francesco ha sicuramente iniziato un percorso di cambiamento partendo dalle parole. La stessa domanda che si spontaneamente rivolto “chi sono io per giudicare un gay?” ha sancito un cambio di prospettiva abbastanza inedito e radicale: passare dal considerare le persone omosessuali come destinatarie solo di divieti, norme, prescrizioni, alla sospensione del giudizio.
Il questionario inviato alle diocesi, poi, ha continuato questa rivoluzione “semantica”: per la prima volta, credo, in un documento ufficiale della chiesa cattolica, si citano esplicitamente non solo le persone omosessuali, ma anche le unioni tra persone dello stesso sesso e persino l’ipotesi che queste coppie possano avere figli.

Uno dei fattori, secondo me, che sinora ha impedito una piena accoglienza delle persone omosessuali e transessuali all’interno delle comunità cattoliche e’ stato proprio l’assenza di “citazione” di tutto ciò che riguardasse l’omosessualità nel quotidiano. Era appannaggio solo delle categorie morali o al limite trattata come “problema sociale”.
Quindi, si’, e’ iniziato un percorso di cambiamento che, però’, ora deve tramutarsi in qualcosa di concreto. La sospensione di giudizio da sola non basta. Deve diventare accoglienza, percorsi pastorali, formazione e informazione di educatori, catechisti, sacerdoti, religiosi e religiose.
Solo così si potrà impedire quella forza centrifuga che, troppo spesso, spinge via le persone omosessuali cattoliche dalle comunità di appartenenza perché non ci si sente previsti, si pensa che non ci sia posto per immaginare, in quelle comunità, un percorso di vita ricco di progettualità per le persone omosessuali che, come per qualunque altra persona, prevede tutte le possibilità, incluso un percorso di affettività per chi senta di desiderarlo.

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Come mai una conferenza teologica internazionale su fede e omosessualità. Che direzione vuole indicare il titolo: “Le strade dell’amore: per una pastorale con le persone omosessuali e transessuali”?

Le persone omosessuali credenti italiane per molto, troppo tempo forse, sono rimaste nascoste, in silenzio, aspettando che qualcosa accadesse, che qualcuno facesse qualcosa per loro.
Il più delle volte le persone stesse hanno creato delle nicchie protette in cui incontrarsi per cercare di coniugare la propria fede e omosessualità, al di fuori delle parrocchie, delle comunità che, per problemi di pregiudizio ma anche disinformazione, non sono state in grado.
In questi anni, però, si è piano piano maturata una nuova coscienza che va nella direzione di un recupero della partecipazione diretta, dell’affermazione del proprio posto all’interno delle comunità di fede, del proporre la propria esperienza di vita, anche affettiva, come contributo per lo stimolo e la crescita di tutto il popolo di Dio in cammino.

La notizia di un Sinodo straordinario, che tratterà il tema della pastorale per la famiglia, ha fatto scattare una inedita voglia di contribuire ai contenuti, di poter parlare di sé, della propria vita, di produrre contenuti da trasferire al sinodo stesso. E’ nata una nuova voglia di speranza, ma una speranza agita, quella che ti fa desiderare un cambiamento cercando di essere tu stesso al tempo stesso agente e contenuto del cambiamento stesso.
In primis gli sforzi si sono indirizzati nella direzione di rispondere al questionario inviato dalla segreteria del Sinodo a tutte le diocesi, cercando di dare il nostro punto di vista. Le risposte sono state prodotte e inviate da almeno 7 gruppi di omosessuali e transessuali cattolici italiani.

Poi, via via, è maturata l’esigenza di essere ancora più propositivi. Le persone si sono aggregate spontaneamente. E’ iniziato un febbrile lavoro di confronto, elaborazione di idee, creazione di gruppi di lavoro. Da questo fermento è nata l’idea di organizzare una conferenza internazionale che desse voce a questo desiderio di avere una pastorale che, per la prima volta, sia veramente inclusiva delle vite e degli affetti di tutti, persone omosessuali e transessuali comprese.

Oltre alla conferenza, è in corso di redazione un appello, che sarà diffuso ai partecipanti al sinodo stesso, oltre che letto al termine della conferenza. L’appello sarà il contributo delle persone omosessuali e transessuali cattoliche italiane al Sinodo: conterrà i nostri desideri, le nostre speranze, le nostre vite, perché la chiesa le accolga, le custodisca e ne abbia cura.

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Che contributo vi aspettate dai relatori?

Soprattutto di aprire le prospettive e i punti di vista di tutta la comunità dei credenti. Abbiamo scelto di impostare la conferenza su un taglio internazionale, proprio per favorire lo scambio di esperienze. I relatori che hanno accettato di intervenire, sono tutte voci autorevolissime, in grado di offrire spunti per delineare un nuovo percorso che porti, come recita il titolo della conferenza stessa, ad una pastorale “con” le persone omosessuali e transessuali:

•a monsignor Geoffrey Robinson, vescovo cattolico emerito dell’arcidiocesi di Sidney (Australia), chiederemo come la Chiesa cattolica possa muoversi verso una nuova comprensione delle vite e degli amori delle persone LGBT;

•a James Alison (teologo e sacerdote cattolico inglese) chiederemo di illustrarci una nuova prospettiva teologica che possa allargare gli orizzonti verso nuova evangelizzazione più inclusiva e capace di accogliere tutte le diversità

•alla teologa e suora domenicana Antonietta Potente proporremo di stimolarci su come le persone omosessuali e transessuali possano passare dall’esilio all’inclusione, dall’attesa alla partecipazione

•alla pastora valdese Letizia Tomassone (presidente della commissione battista, metodista, valdese “Fede e omosessualità”) spetterà il compito di raccontare il cammino che le chiese protestanti negli anni hanno fatto per passare dal pregiudizio all’inclusione completa

•a Joseanne Peregin, Presidente della Christian Life Community di Malta e madre cattolica di un ragazzo omosessuale, sarà affidata la conclusione degli interventi, per raccontare le paure e le speranze dei genitori delle persone LGBT.

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Chi c’è dietro l’organizzazione della conferenza?

C’è innanzitutto un grandissimo lavoro di tante persone, provenienti da tante parti del mondo. Sono attivi, infatti, ben due gruppi di lavoro: uno italiano e uno internazionale, entrambi composti da persone provenienti da gruppi di cristiani omosessuali e transessuali cristiani rappresentativi di varie nazioni. I gruppi hanno lavorato sui contenuti della conferenza, sulla redazione dell’appello, sulla scelta dei relatori e sulle modalità di svolgimento e comunicazione.
La conferenza è promossa dallo European Forum of LGBT Christian Groups, e realizzata con il contributo del Ministero dell’Istruzione, della Scienza e della Cultura dei Paesi Bassi. E’ stato, inoltre, istituto un comitato promotore, composto dalle persone, italiane e non, che operativamente stanno tenendo le fila dell’organizzazione:

•Francesco Boschi (REFO, Italia)

•Michael Brinkschroeder (European Forum of LGBT Christian Groups, Olanda)

•Michael Clifton (David et Jonathan, France)

•Francis De Bernardo (New Ways Ministry, Stati Uniti)

•Marianne Duddy-Burke (DignityUSA, Stati Uniti)

•Gianni Geraci (Il Guado, Italia)

•David Musonda (Dette Resource Foundation, Zambia)

•Innocenzo Pontillo (Progetto Gionata, Italia)

•Andrea Rubera (Nuova Proposta, Italia)

•Diane Xuereb (Drachma LGBT, Malta).


Tante persone, tante vite, tanti pensieri, tante speranze, tante energie, tanti desideri che, per la prima volta, si sono trovati riuniti per scrivere, produrre, proporre al sinodo, in ottica collaborativa e partecipativa.
Spero tanto che il sinodo si accorga di questa realtà, di queste persone che da mesi stanno lavorando per passare dall’attesa alla partecipazione. Un altro passo nella direzione del dialogo…

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“The ways of love – La strade dell’amore: conferenza internazionale sulla pastorale di persone gay e transgender”, Aula Magna della Facoltà di Teologia Valdese, via Pietro Cossa, 40, Roma 3 ottobre 2014, Ore 14 – info:waysoflove.wordpress.com/

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