Perché ascoltare l’invito al cambiamento della Chiesa del Vescovo Geoffrey?

Dalla prefazione di Donald Cozzens (John Carroll University) al libro “Confronting Power And Sex In The Catholic Church” del Vescovo Geoffrey Robinson, Liturgical Press, 2008, pp.1-5, liberamente tradotta da Silvia Renghi e Alessandro Zocchi.

Oggi i Cattolici non desiderano moltissimo. Comprendono che il regno di Dio è in noi e, almeno di tanto in tanto, la loro comprensione è confermata dall’esperienza di Dio nelle loro vite.
Queste epifanie minori possono non portarli alle lacrime ma, abbastanza spesso, generano in essi la profonda convinzione che la grazia dell’amore cura le nostre ferite e che la presenza divina abita in mezzo a noi. In questi momenti essi cessano di credere: loro sanno. Sono stati toccati dal mistero e dalla guarigione propri dei sacramenti, nell’estasi e nella routine della vita quotidiana e anche nei valori conflittuali e nelle ingiustizie del loro mondo pieno di problemi. Per questo rendono grazie, sempre e per sempre, incessantemente.

Il Cattolicesimo che amano è la storia di amore e guarigione fattasi carne in Gesù Cristo attraverso la potenza dello Spirito Santo. È la storia di un Dio che si china per abbracciare mendicanti e vescovi, peccatori e santi.
La maggior parte dei Cattolici non si limita a testimoniare la propria fede in Dio, bensì sussurra modestamente di aver sentito questo abbraccio, specialmente nell’assemblea dei fedeli riunita per l’Eucaristia.
Ecco perché i Cattolici rimangono Cattolici e perché numerosissimi cercatori tentano ancora di rimediare un invito al partito Cattolico. “Siamo così benedetti”, come recita l’adagio. E quasi sempre i Cattolici sanno di esserlo.

No, non desideriamo moltissimo. Nondimeno, quanto noi Cattolici desideriamo è comunque importante.Desideriamo un dialogo onesto riguardo alla nostra Chiesa ferita. Desideriamo una Chiesa più aperta e affidabile con molti meno segreti. Desideriamo una seria revisione dei sistemi e delle strutture che non servono più a soddisfare le necessità pastorali e la missione della Chiesa. Desideriamo una reale collaborazione tra clero e laici: una collaborazione che rispetti i talenti dati dallo Spirito al popolo di Dio.

Sospetto che la maggior parte dei Cattolici sappia quanto non sia facile essere vescovi, forse in particolare in un periodo post-conciliare come il nostro. Mantenere la Chiesa in uno stato di “santa comunione” fondata sullo Spirito Santo è una stupenda responsabilità.
Molti di noi non possono immaginare quanto sia pesante il ministero episcopale. Ritengo che i Cattolici credano che i loro vescovi e capi religiosi amino la Chiesa e desiderino il meglio per la Chiesa. Ancora, desideriamo ardentemente che i nostri leader religiosi siano onesti, coraggiosi, ispiratori e umili. Molti sono i vescovi che riflettono queste virtù e caratteristiche, ma l’esperienza recente ci dice che per alcuni sembra non essere così.

Desideriamo Vescovi che ci trattino da adulti pensanti. Desideriamo Vescovi che comprendano che il loro ruolo è quello di raccontarci la storia di libertà in Cristo Gesù. Desideriamo vescovi che vivano così tanto il Vangelo da far sì che la vera testimonianza delle loro vite sia alla base della loro autorità. I vescovi rafforzeranno la loro autorità, non la ridurranno, a patto che si pongano in ascolto.

Ai laici si chiede di ascoltare con rispetto e apertura gli insegnamenti dei loro sacerdoti. La maggior parte ci prova, ma crede che l’ascolto debba essere da entrambe le parti. I Cattolici desiderano pastori e vescovi che ascoltino il racconto delle loro esperienze avute cercando di vivere come Cristo ha insegnato. Chiedono di ascoltare le loro storie di genitori e giovani credenti, di ascoltare le storie di chi è divorziato e separato, di ascoltare le storie di gay e lesbiche, di ascoltare le storie di pastori e di ascoltare storie di donne.
Sono storie di fede e grazia, storie di ferite e trionfi. Quando un vescovo comunica in qualche modo che le storie di fede dei laici, le loro esperienze di vita nel Vangelo, non sono molto importanti, dà l’impressione che quanto dice in quanto pastore scelto da Dio sia tutto ciò che conta veramente.

I lettori di Confronting Power and Sex in the Catholic Church troveranno nelle pagine che seguono la storia di fede, fedeltà e ministero di un vescovo che si impegna a essere onesto.
Credo che il Vescovo Geoffrey Robinson parli a nome di innumerevoli vescovi e pastori di oggi che scorgono necessità di rinnovamento e riforma. Credo parli per una moltitudine di Cattolici in cerca di punti di riferimento che li aiutino a curare le ferite della loro Chiesa.

In quest’opera intensa c’è molto di più che un’urgenza. Geoffrey Robinson scrive come un uomo la cui intima integrità è a rischio. E forse è così. Sentivo in me che lui doveva scrivere questo libro, a tutti i costi. E così scrive e, per dirla con le parole della scrittrice e poeta Kathleen Norris, scrive dal centro.
“Quando scriviamo dal centro … quando scriviamo dal centro circa quanto riteniamo più importante, le parole ci porteranno in luoghi verso i quali non desideriamo andare. E si inizia a vedere che si dovranno dire cose che non si vuol dire, che potrebbero essere addirittura pericolose da dire, ma che sono assolutamente necessarie”.

Per questo vi invito ad ascoltare quest’uomo che per primo si è messo in ascolto. Non vi troverete le negazioni, le mezze verità e i sermoni cattedratici che talvolta incontriamo in alcuni dei rappresentanti della Chiesa di oggi. Una delle maggiori virtù di questo libro è la sua onestà rinvigorente. È un onesto racconto della verità – la ridondanza è scusabile ed addirittura necessaria nella Chiesa odierna – che sappiamo essere pericoloso. Il proverbio latino veritas odium parit (la verità genera l’odio) rimane un sobrio avvertimento per uomini e donne onesti che scrivono e parlano dal centro.

Vedrete quanto in quest’opera il coraggio di Geoffrey Robinson promuova l’onestà. Dubito che avesse compreso appieno la controversia e le critiche che avrebbero seguito la scrittura dell’opera mentre la componeva. Ciò che oggi trattiene una moltitudine di prelati dal parlare apertamente della necessità di rinnovamento e di riforma è il senso di lealtà al Papa e al magistero ecclesiastico che talvolta supera la propria coscienza.
Parlare onestamente all’autorità, come sappiamo, è difficile in tutte le società. Un’altra ragione, forse più sottile, è il desiderio di godere del favore del prossimo, al fine di garantirsi, forse anche a costo dell’integrità individuale, l’approvazione dei superiori e dei fratelli ordinati.

Da una parte, ovviamente, tutti desideriamo godere del favore degli altri. Il problema consiste nel desiderare il favore degli altri a tutti i costi, rimanendo in silenzio quando si dovrebbe parlare, non vedendo quando si dovrebbe vedere. Per avventurarsi nelle acque di Confronting Power and Sex in the Catholic Church ci sono voluti un autentico coraggio morale e un impegno senza paura in favore dell’integrità.

Le storie belle ispirano sempre, e la storia di Robinson, con la sua fedeltà al Vangelo, alla sua Chiesa e alla sua coscienza, ne sono la riprova. Guarda alla storia della Chiesa dimostrandosi sensibile all’opera dello Spirito e alle tristi lezioni da imparare: lezioni di inganno, infedeltà e abuso di potere. Guarda al futuro con una visione teologicamente ben fondata ed eminentemente pratica. Così facendo, Robinson rivolge uno sguardo onesto e amorevole a una Chiesa estremamente bisognosa di leader ispiratori, divenendo lui stesso leader ispiratore durante questo processo.

Thomas Merton, probabilmente lo scrittore Cattolico più influente del XX secolo, una volta osservò che “Nell’umiltà vi è una libertà perfetta”. I Cattolici possono non desiderare moltissimo, ma sicuramente desiderano vescovi umili. Capi religiosi non umili sicuramente esercitano il proprio potere come controllo.
I nostri migliori teologi, comunque, ci ricordano che i leader religiosi dovrebbero essere garanti della liberazione, mentre annunciano la paradossale liberazione del popolo di Dio in qualità di fedeli discepoli di Cristo e nella sapienza della Croce.

Abbiamo esempi di capi religiosi umili: i Cattolici li amano così come hanno amato Papa Giovanni XXIII, l’Arcivescovo Oscar Romero e Dom Helder Camara, per citarne solo alcuni. Li amano poiché incarnano il modello della vera e propria autorità e la potenza di Cristo. Li amano perché sono onesti, coraggiosi, ispiratori e umili. Li amano perché sono reali.

In quest’opera possiamo trovare un altro di questi capi religiosi che ha l’umiltà di insistere in ciò che è “giusto sia sbagliato”, che ascolta il pianto della gente e che chiama alla riforma delle strutture ecclesiastiche e dei sistemi che non servono le necessità pastorali e la missione della Chiesa.
Dall’altra parte…

Oggi i Cattolici sono stanchi e scoraggiati. Sono stanchi della profonda e ampia divisione tra i cosiddetti “cattolici del Concilio Vaticano II” e quelli del Concilio Vaticano I”. Sono stanchi della mediocrità e della supposta superiorità che contrassegna molti dei loro scambi sociali. Sono scoraggiati dai capi religiosi che desiderano “riformare le riforme” del Concilio Vaticano Secondo. Sono stanchi di quegli uomini di chiesa che rifiutano di prendere seriamente la laicità, e in particolare gli straordinari doni delle donne Cattoliche.

Se è vero che i Cattolici sono stanchi e scoraggiati, è pur vero che sono anche arrabbiati. Sono arrabbiati con quei componenti del clero che hanno usato il proprio ruolo e il proprio status di pastori per sfruttare bambini, adolescenti e adulti vulnerabili.
Sono arrabbiati con quei vescovi e con quegli assistenti che hanno posto il benessere della Chiesa istituzionale dinnanzi al benessere della Chiesa in quanto comunione del popolo di Dio, e così facendo hanno negato, minimizzato, sviato e mentito chiaramente.
Più di tutto sono arrabbiati e indignati per il fatto che l’abuso sessuale subito dai loro figli sia stato molto spesso involontariamente incoraggiato attraverso decisioni amministrative designate per evitare scandali e proteggere la dignità e l’autorità dei sacerdoti.
E recentemente alcuni si sono fatti cinici, dopo che sempre più accuse sono state mosse nei confronti di pastori per malversazione, frode e furto dei loro contributi duramente guadagnati.

Per i Cattolici stanchi e scoraggiati, Confronting Power and Sex in the Catholic Church è un bel bicchiere di acqua rinfrescante. Per i Cattolici disillusi o cinici, quest’opera è un’oasi di speranza. Per i Cattolici arrabbiati e indignati, la critica bilanciata è un ricovero per sistemi e strutture di una Chiesa bisognosa di riforma.
Come un buon pastore, Geoffrey Robinson ha dato ascolto ai fedeli. Come un buon medico, dopo aver condotto una succinta ma utile analisi dell’anamnesi del paziente, ha diagnosticato ciò che fa soffrire la Chiesa.
E come un buon medico d’anime e saggio e maturo leader, ha offerto e prescritto a clero e laici un rimedio mirato alla riforma strutturale che porterà a una Chiesa più sana e più santa.

Merita di essere ascoltato.

Testo originale: Foreword by Donald Cozzens

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