Il cammino pastorale con le persone omosessuali della parrocchia cattolica di San Pietro di Montreal (Canada)

Documento redatto da Gérard Laverdure, Coordinatore della Pastorale della Parrocchia cattolica di Saint Pierre Apôtre di Montreal* (Canada) il 7 ottobre 2003, liberamente tradotto da Lorenza del Progetto Gionata.

“La nostra missione è di andare per primi verso quelli la cui condizione chiede una speranza e una salvezza che solo il Cristo può offrirli in pienezza. Sono i poveri dai molteplici visi: a loro va la nostra preferenza” (San Eugène de Mazenod, Costituzione e regole).

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LA CHIESA AL CENTRO DEL VILLAGGIO

San Pietro Apostolo è la parrocchia del Centro-Sud di Montreal (Canada), posta sotto la responsabilità degli Oblati di Maria Immacolata (presenti dal 1848), situata in pieno Villaggio Gay, che “accoglie tutti i peccatori”.
Geograficamente, la parrocchia è una piccola parte del Villaggio, piccola quanto una porzione di sabbia. Al livello pastorale, è grande come Montreale metropolitana, e aperta a tutti. Il Villaggio, culturalmente, sono i club, i bar, i ristoranti, gli spettacoli, i negozi della via Sainte Catherine, sono le coppie omosessuali di uomini e di donne ed eterosessuali che camminano tenendosi per mano.

Radio-Canada e TVA hanno là la loro casa. Il Villaggio è un oasi sicuro e rassicurante per l’identità. Certo, il quartiere è anche marcato dalla povertà, dai percorsi itineranti, dalla malattia – tra l’altro, l’ecatombe drammatica dell’AIDS – la solitudine, la prostituzione, la droga, l’industria del sesso e della pornografia. Ma è anche marcato dalla solidarietà che si esprime nei numerosi gruppi popolari, la gioia di vivere, la ricerca del piacere e dell’amore, la seta di libertà e di dignità, la senta di senso e di vita in pienezza.
La chiesa è molto presente nel Villaggio, in modo discreto, dai suoi membri, dalle parrocchie, la pastorale sociale e le comunità religiose. Ispirati dall’attitudine di Gesù nel Vangelo e spinti dallo slancio missionario di san Eugène de Mazenod, fondatore dei Oblati, Claude St-Laurent omi (parroco della parrocchia durante 6 anni e attuale prete) con i membri del Consiglio pastorale, si sono resi conto che il Villaggio gay raggruppava delle persone ferite dalla durezza della vita e dei pregiudizi.

Maggiormente dal 1996, il gruppo pastorale accoglie senza condizione omosessuali, persone separate o divorziate, ex-preti, prostitute e transessuali. Questa apertura è ora saputa in tutto il Quebec e la Cappella della Speranza, dedicata alle persone morte dell’AIDS, è oggi un luogo di pellegrinaggio per la comunità omosessuale internazionale.
Questa cappella simboleggia la Chiesa accogliente: la Chiesa che accoglie i feriti di questo mondo e che cammina con loro. Anche se composta per la maggiore parte di persone omosessuali, San Pietro Apostolo non è una parrocchia gay. Tutti possono trovarci posto e tutti sono considerati come dei membri a parte intera della comunità.

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I CAMMINI DELLA VITA

« La prima attitudine dell’evangelizzazione è di porgere l’orecchio, di mettersi all’ascolto del minimo fruscio » (1). La missione della Chiesa è di annunciare e di vivere la Buona Notizia che è Gesù Cristo, e di trasformare i rapporti sociali in funzione del Vangelo (Paolo VI in Annuncio del Vangelo).
Questa missione è la nostra priorità e s’integra nel progetto diocesano (Montreale) d’educazione alla fede : « Proporre oggi Gesù Cristo, una via di libertà e di responsabilità”. Un progetto di liberazione collettiva che spazia ampiamente come lo ricorda il profeta Isaia: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?” (Is 58, 6).
Che Buona Notizia abbiamo per il nostro mondo? Delle norme e delle condanne? O delle parole di vita e dei gesti di speranza di solidarietà ? Abbiamo scelto la vita e la speranza. Le pratiche pastorali della parrocchia San Paolo l’Apostolo possono stupire certe persone, o forse addirittura scioccarle. Queste pratiche questionano perché sembrano ogni tanto in contraddizione con certe tradizioni ecclesiastiche. Siamo coscienti di questo, e per ciò avanziamo su questo cammino con umiltà e prudenza.

Non pretendiamo detenere la verità. Dagli inizi di questa apertura pastorale alla comunità gay del Villaggio, ci siamo concertati spesso e i periodi di dubbio non sono mancati. Però, come Eugène de Mazenod, l’amore del Cristo e degli esseri umani, dei «feriti » sopratutto, ci trascina come un vento forte.
Siamo all’ascolto dello Spirito, come Maria, nella preghiera, dei suoi giri audaci, dei suoi cammini imprevisti e scombussolanti. Lo Spirito è all’opera malgrado le nostre paure e le nostre resistenze.

Forse, addirittura, lo Spirito ci manda la sua Buona Notizia tramite i “poveri”, dal basso… Siamo quindi molto attenti alla vita che ci dà i suoi echi propri nelle testimonianze dei membri della comunità (i loro percorsi di liberazione e riconciliazione), dei residenti e degli itineranti. Ci sono anche altri frutti che si sono presentati sull’albero della parrocchia, ma li presentiamo più in là. In fine, riceviamo molte conferme sulle nostre pratiche pastorali : tra le quali quelle delle autorità diocesane e degli oblati.
Le parole del Card. Turcotte pronunciate all’assemblea domenicale del 1 dicembre 2002 sono rimaste nel nostro cuore: “siate sicuri che siate amati da Dio, qualunque cosa vi venga detto”.
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COMPASSIONE E MISERICORDIA

Nella Chiesa Cattolica, si disinguono l’approccio pastorale e quello legale. Questo ultimo si riferisce all’insegnamento della Chiesa e si situa al livello dei principi e dell’ideale cristiano da raggiungere: l’amore universale.
Mentre il primo considera la realtà quotidiana della vita della fede incarnata negli individui e nelle comunità nei loro cammini per vivere il Vangelo di Cristo. La vita quindi con i suoi giri, i suoi andare indietro, le sue ambiguità, i suoi rinnegamenti e le sue riprese che chiedono indulgenza e compassione. A San Pietro Apostolo privilegiamo questo approccio pastorale d’accompagnamento quotidiano, all’ascolto della vita.

Il nostro riferimento principale non è la Legge, né la conformità alla Leggo. Il nostro riferimento ultimo è l’Amore. L’amore che genera in noi un atteggiamento, un qualcosa di particolare nel cuore: compassione e misericordia. La carità del Cristo che si attualizza in gesti e in parole d’accoglienza, di compassione, gesti e parole indulgenti, di speranza, di guarigione, di liberazione.
Per noi, ciò che ha ferito di più Gesù al suo tempo non era la mancanza di conformità alla Legge, né gli sbagli, ma la durezza di cuore, la rigidità e il legalismo dei responsabili religiosi.

Non è forse venuto a cercare i « malati di cuore e d’anima », i feriti ? A San Pieotr Apostolo, siamo in servizio nel reparto delle cure intensive della Chiesa. Quando accogliamo delle persone profondamente ferite e umiliate dalle persone che le stanno attorno dall’infanzia fino all’età adulta, ferite e umiliate dai pregiudizi sociali, i sarcasmi, il disprezzo, il rifiuto o addirittura l’aggressività fisica, non è il momento di fare loro la morale.

È il tempo di ascoltarle con tutto il cuore dei fratelli e delle sorelle in mancanza di amore e di comunità, in cerca di unità e di guarigione, simili a noi in tutto compreso il peccato. Tutti considerati da Gesù come delle persone intere, particolarmente amati e ricercati dal suo Padre. Perciò nella nostra parrocchia, l’attenzione alle persone prima : si manifesta dall’accoglienza calorosa, di gesti e di parole pieni di speranza, di compassione e di misericordia.
Il catechismo ce lo rammenta: “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. Si evita qualsiasi segno di discriminazione” (Catechismo cattolico n.2358).
Ecco ciò che dice la mistica Marthe Robin a proposito dell’accoglienza: “non è forse la misericordia verso i peccatori e i devianti la differenza tra i veri e i falsi mistici ? il falso mistico è sempre severo e si presenta come un “puro”.
È sempre moralizzatore e fariseo”. “Come Gesù, Marthe non condannava mai. Al rischio di scandalizzare i farisei contemporanei. Ricordiamoci che riceveva numerosi adulteri e divorziati, parlava loro raramente delle loro situazioni, aspirava loro invece nell’amore vero” (2).

IL CAMMINO DEL CUORE

La Buona Notizia che annunciamo e viviamo è che Dio ci ama, che Egli corre dietro di noi e ha dato la sua vita in Cristo per la nostra libertà e la nostra felicità, chiunque siamo. Lui è la risposta alle angosce, paure e carestie del nostro tempo. vogliamo quindi fare incontrare l’Amore, che ha per viso e per nome Gesù, tramite l’accoglienza e la vita fraterna di una comunità, la pratica della carità e della giustizia sociale, tramite l’ascolto della Parola, la preghiera, i sacramenti (in particolare l’eucaristia).

Senza dimenticare l’appello alla conversione del cuore, e l’invito a cambiare vita. Questo ci porta a vivere a controcorrente rispetto alla società. È un vero scombussolamento nella nostra vita. Crediamo che quando si scopre con Cristo la profondità con la quale Dio ci ama e che a Lui apriamo il nostro cuore con fiducia (la fede) ce ne siamo marcati e cambiati per sempre. Allora l’Amore ci invade, ci rivela il nostro vero viso, il nostro valore, la nostra dignità. Ci libera della nostra schiavitù che si esprime sotto varie forme, ci modella progressivamente in veri figli e figlie di Dio.

Il movimento di conversione viene allora dal cuore, del lavoro della grazia in noi e non del peso della Legge. Il cammino del cuore pare l’unico cammino di una vera guarigione (conversione) in profondità e ci incamminiamo con pazienza con la nostra comunità. La guarigione prende una vita intera ad operarsi. Non possiamo esigere dagli altri che siano resi subito mentre per noi stessi è un lungo cammino.

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Libertà e responsabilità

«In una comunità missionaria, siamo tutti responsabili di annunciare e ti fare catechismo» (Proposer aujourd’hui Jésus-Christ) (3) La nostra pastorale vuole sviluppare e consolidare, nella comunità, la libertà e la responsabilità.
Gli oblati di Maria Immacolata hanno favorito l’impegno dei battezzati nella parrocchia, con una Consiglio di pastorale che diventerà una squadra missionaria e con la sostituzione del parroco con una responsabile laico accompagnato da un prete moderatore. Spesso ci viene detto che siamo il Popolo di Dio e che dobbiamo poter rendere conto della nostra fede.
Per ciò proviamo delle formule per assumere insieme la missione (squadra missionaria) e favoriamo la riflessione e il domandarsi sulla nostra fede a partire della nostra esperienza umana e delle sfide sociali.

Volere comprendere la società e la sua storia, andare alle cause dei mali e delle ingiustizie, come la pauperizzazzione e l’esclusione, ricorrere alla Parola e alla sapienza della Chiesa per illuminarsi, lasciarsi questionare e agire (vedere, valutare, agire). Discernere i segni dei tempi (Lc 12, 54-57) e assumere il nostro contributo di cittadino e di battezzato in piena libertà.
“Perché non giudicate da voi ciò che è giusto?” (Lc 12, 57) diceva Gesù alla folla. Noi collaboriamo alla pastorale sociale del quartiere e abbiamo partecipato all’animazione di due incontri di riflessione cristiane sulla prostituzione.

Promuovere la responsabilità dei battezzati fa parte della tradizione dei movimenti d’azione cattolica e dell’eredità del Consiglio Vaticano II. Formare degli adulti responsabili, autonomi, con uno spirito critico, testimoni credibili della loro fede in un mondo complesso. Siamo adulti anche nella nostra fede e nella nostra vita ecclesiale. Che lo spirito ci dia discernimento, cuore e audacia.

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Dei frutti dell’albero

Si valuta un albero dai suoi frutti. Cosa cresce nel giardino di San Pietro l’Apostolo? Delle guarigioni interiori, una nuova pace, il passaggio del Dio Punitore al Dio Amore, delle riconciliazioni, degli impegni comunitari, un ambienta di preghiera e di accoglienza. Il sacramento del perdono è molto frequentato.
Un nucleo di adoratori è nato e assume un ora di adorazione ebdomadaria con gli amici dell’ex Caffè Cristiano. Una rete di preganti, soprattutto del Monte Carmelo sorregge la chiesa del quartiere.
Le visite alla Capella della Speranza sono frequente.

Un professore in pensione dà dei corsi sulla Bibbia a circa 30 parrocchiani. Un’altra squadra si occupa di tenere sempre la chiesa aperta, sono i custodi, badano all’accoglienza ogni giorno. Un altra preparano dei pranzi mensili. Un’altra prepara la liturgia perché sia di qualità.
Abbiamo un giornale « Viso » («Visage») che ora si trova nei luoghi pubblici del quartiere che parla del Vangelo con le parole di oggi.

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Visto dal basso

Ecco la storia di un percorso. Un uomo che è sempre stato molto credente si ritrovo “fuori dalla Chiesa”, escluso dagli uomini di Chiesa (oltre che dal suo proprio padre) a causa della sua omosessualità.
Venticinque anni di esilio per ritrovarsi un giorno a San Pietro l’Apostolo, accolto calorosamente dal parroco. Riconciliazione.
Da allora, si è impegnato nella comunità. Non conosco nessuno che abbia il “dono” di evangelizzare come lui nella lingua e la cultura dell’ambiente (cioè la cultura gay). Accoglie i “feriti” e sa sempre andare oltre i bisogni materiali per toccare il cuore, ai bisogni reali. Non ha mai fatto né corso di teologia né di pastorale.

La sua esperienza del mondo (ha 50 anni ne ha), la sua fede, il suo cuore devoto a Maria Madelena e la sua disponibilità allo Spirito lo rendono attento alle situazioni e aperto alle relazioni. Va ovunque: al ristorante, alla banca, per strada… Eppure ha i suoi difetti (fuori è piuttosto rozzo). Vive l’amore, nella sua coppia, omosessuale. E questo amore lo “sfiorisce”, e lo apre agli altri. “Non mi nascondo più, vivo nella luce” dice.

Tante sarebbero le storie da raccontare; ad esempio le coppie omosessuali marcate dall’AIDS e nelle quali la carità dell’uno fa vivere l’altro una vita degna e bella. “nessun possiede un amore più grande di chi si spossessa della sua vita per chi ama” (Jn 15, 13). Quanti lavoratori di questo genere lasciamo fuori perché non sono conformi alle norme ?
Lo Spirito di Dio è all’opera nel nostro mondo che Egli ama. Si servirebbe forse delle pietre buttate via dai lavoratori ? Visto dal basso, sembra di sì. Non abbiamo finito di imparare a amarci a vicenda e a perdonarsi, di aprirsi e di estendere le nostre solidarietà, in quanto comunità.

Non siamo un ghetto. Vogliamo essere come una famiglia nella quale c’è posto per tutti

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(1) Proposer Jésus-Christ aujourd’hui, une voie de liberté et de responsabilité. Projet diocésain d’éducation à la foi. Église catholique de Montréal, 2003, p. 6
(2) Frère Éphraïm cité par André Daigneault dans Jésus Marie et notre temps, novembre 2002.
(3) Idem. p. 14.

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Bibliografia:

1. Henri Nouwen, Le retour de l’enfant prodique, Bellarmin, 1995.
2. André Daigneault, Le chemin de l’imperfection, La sainteté des pauvres, Anne Sigier, 2000.
3. Alain Chapellier, Le Christ nu, Seuil, 2003. (Pour les permanents de l’Église)
4. Marina, Castaneda, Comprendre l’homosexualité, Robert Laffont, Paris, 1999.
5. Manon Jourdenais, Maintenant que je ne vais plus mourir, Fides, 1997.
6. Michel Dorais, Mort ou fif.
7. Colin Spencer, Histoire de l’homosexualité – De l’Antiquité à nos jours. Pocket.
8. Daniel Barillo, L’homophobie, PUF, Que sais-je ? no 3563, 2000.
9. Xavier Thévenot, Homosexualité masculine et morale chrétienne, Cerf, 1985.
10. John J. McNeil, Les exclus de l’Église – Apprendre à s’aimer.

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* La parrocchia cattolica di Saint Pierre Apôtre (San Pietro Apostolo) si trova a Montréal (Canada) sul boulevard René-Lévesque.
Posta sotto la responsabilità degli Oblati di Maria Immacolata (presenti dal 1848) sorge nel centro del quartiere Gay. Sull’edificio sacro, c’è questa scritta: «Chiesa aperta», aperta alla diversità.

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Testo originale: Paroisse st-pierre-apôtre. Approche pastorale (file pdf)

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