Perché il Forum Europeo ha deciso di appoggiare la conferenza “Le strade dell’Amore”? Intervista a Michael Brinkschroeder (European Forum of LGBT Christian Groups)

Intervista di Silvia Lanzi (Progetto Gionata)

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Questa è un’intervista a Michael Brinkschroeder il responsabile del Forum Europeo di gruppi cristiani LGBT. Gli ho chiesto cosa sia l’FE e cosa faccia. Ecco le sue risposte.

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Cos’è il Forum Europeo dei Gruppi Cristiani LGBT? Quando è nato?

Il Forum Europeo dei Gruppi Cristiani LGBT è un’organizzazione ad ombrello composta da 46 gruppi membri. È nata nel 1982 su iniziativa del sacerdote cattolico Emile Letetre.
Il Forum ha iniziato solo con gruppi gay cristiani. Dagli anni ’90 le lesbiche divennero molto attive nel Forum e il suo nome cambio in “Gruppi cristiani di gay e lesbiche”. Ora il Forum Europeo comprende, nel suo nome anche bisessuali e transgender cristiani.

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Da quanti Paesi arrivano i gruppi membri?

Ad oggi il Forum Europeo conta membri da ventidue Paesi di tutta Europa, dalla Norvegia all’Italia, dalla Russia alla Spagna. Abbiamo anche un gruppo membro del Kirghizistan.

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Si tratta di un’organizzazione non confessionale (non necessariamente cattolica)?

Il Forum Europeo è un network ecumenico che include anglicani, cattolici, luterani, riformati, valdesi, ortodossi, membri della Metropolitan Community Church, tra gli altri.

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Immagino che nel Forum Europeo ci siano differenti anime – cattolici, anglicani, protestanti… Come si conciliano?

Le conferenze annuali del Forum Europeo sono un’impressionante esperienza di diversità e di uno spirito di scambio e di solidarietà reciproca. Come persone LGBT, tutti noi abbiamo un’esperienza di marginalizzazione nella tradizione cristiana. Perciò, desideriamo un luogo dove la diversità sia apprezzata, così non solo ci accogliamo l’un l’altro come gay, lesbiche, bisessuali e transgender, ma anche appartenenti a diversi background confessionali. Quest’anno a Tallin, abbiamo fatto, per la prima volta una pre-conferenza cattolica.
Questo ha stravolto la disposizione “tradizionale” di avere una pre-conferenza per le donne e una per gli uomini – la cui direzione è una seminario estivo in Moldavia dal titolo “Teologia, omosessualità e diritti umani”.Credo che dovremmo fare attenzione a quale è il gruppo che ha maggiori necessità e dargli più spazio per la sua pre-conferenza.
Si può sentire un’intensa solidarietà nel sostegno di lunga data dei gruppi cristiani LGBT dell’Europa dell’est. Il nostro prossimo obiettivo è la formazione per i leaders dei gruppo dell’est.

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Perché il Forum Europeo ha deciso di appoggiare una conferenza teologica a Roma?

La conferenza di Roma è un elemento nel nostro tentativo di aumentare i collegamenti con possibili nostri sostenitori nella Chiesa cattolica. L’idea è nata durante il pontificato di Benedetto XVI. Sebbene ci fossero parecchi teologi liberali e progressisti, praticamente nessuno aveva il coraggio di affrontare il “problema” degli omosessuali, perché temevano l’apparato repressivo del Vaticano.
Perciò la nostra idea originaria era costruire ponti migliori con questi teologi e spingerli a questa conferenza. Ma, con l’avvento di papa Francesco e l’annuncio del Sinodo della famiglia è stato immediatamente chiaro che era arrivato un momento completamente nuovo.
Così abbiamo adattato il contenuto della conferenza ai bisogni pastorali delle persone LGBT.

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Credi che si stia muovendo qualcosa nella Chiesa per quanto riguarda le istanze LGBT?

In questo momento, all’interno della Chiesa cattolica, ci sono molti movimenti riguardo alle istanze LGBT che si contraddicono vicendevolmente. Da una parte ci sono notevoli segnali da papa Francesco che hanno diminuito la paura di parlare apertamente dei problemi degli omosessuali.
Egli ha trasferito il dibattito teologico dal campo della teologia morale e dell’antropologia a quello pastorale, che permette molta più flessibilità.
Molti cardinali europei hanno pubblicamente ammesso che gay e lesbiche dovrebbero venire ben accolti e inclusi nelle parrocchie e alcuni cristiani ritengono che ci possano essere anche coppie dello stesso sesso.
In Paesi come Germania, Francia, Italia e Inghilterra molti vescovi hanno iniziato ad avere un regolare dialogo con le persone LGBT.
Dall’altra vediamo campagne internazionali di cattolici di destra, sostenuta, ad esempio, dalle conferenze episcopali di Polonia, Portogallo e Slovacchia, contrarie al concetto di gender.
La Chiesa cattolica in Croazia ha appoggiato il voto per definire costituzionalmente il matrimonio come un legame tra uomo e donna.
In Francia i vescovi cattolici hanno dato il via alla campagna contro equal marriage (l’equiparazione delle unioni omosessuali a quelle eterosessuali), ma hanno perso ed ora devono pensare a nuove strategie.

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