Uno studio fa luce su come il magistero cattolico influenza gay e lesbiche e come una pastorale inclusiva fa la differenza

A pochi giorni dalla conferenza internazionale “Le strade dell’Amore, per una pastorale con le persone omosessuali e transessuali (Roma, 3 ottobre 2014)”, che vuole porre all’attenzione del Sinodo dei Vescovi cattolici la domanda «Quale pastorale per le persone omosessuali e transessuali», è stato finalmente pubblicato il lavoro di ricerca “Religione e omosessualità: uno studio empirico sull’omofobia interiorizzata di persone omosessuali in funzione del grado di religiosità“.
Questa ricerca, per la prima volta in Italia, analizza approfonditamente l’impatto degli insegnamenti del Magistero della Chiesa Cattolica sulla vita delle persone omosessuali e indaga sugli effetti che una pastorale cattolica, inclusiva e accogliente, può avere sui gay e sulle lesbiche cattolici.

Questo studio ha direttamente coinvolto 366 persone omosessuali, distinte tra cattolici e non credenti, ed alcuni gruppi italiani di cristiani omosessuali che fanno esperienza nella chiesa cattolica di una pastorale inclusiva che mira alla risoluzione dei conflitti che gay e lesbiche cattolici possono percepire tra le loro credenze religiose e la loro omosessualità.
Un lavoro di ricerca condotto dalla dottoressa Arianna Petilli, laureata in Psicologia Clinica e della Salute, insieme al professor Davide Dèttore (Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale, ed. McGraw-Hill, 2001), alla dottoressa Antonella Montano (Psicoterapia con clienti omosessuali, ed. McGraw-Hill, 2000) e al professor Giovanni Battista Flebus.

I risulti della ricerca confermano che la religione cattolica influenza pesantemente il modo in cui gay e lesbiche valutano la loro omosessualità, mostrando che gli omosessuali cattolici, sono caratterizzati da maggiori livelli di omofobia interiorizzata, rispetto a quelli non credenti. I risultati evidenziano, inoltre, che quanto più i valori cattolici influenzano la famiglia di origine, tanto più l’omofobia interiorizzata dalla persona omosessuale è forte e radicata.

La ricerca, per la prima volta, analizza anche gli effetti della pastorale inclusiva, portata avanti dai gruppi di cristiani omosessuali nella Chiesa Cattolica italiana. Nati generalmente in maniera spontanea, tali gruppi sono ospitati spesso in maniera pubblica in parrocchie cattoliche (come accade a Firenze, Catania, Palermo, Padova) e suppliscono all’assenza di una pastorale ufficiale di accompagnamento delle persone omosessuali.
I risultati della ricerca mostrano che all’aumentare del tempo di frequentazione di questi gruppi, i livelli di omofobia interiorizzata, ovvero il rifiuto della propria omosessualità, nei cattolici omosessuali si riducono significativamente. Infatti molte delle attività organizzate all’interno dei gruppi (preghiere, testimonianze, studio di brani biblici) hanno l’obiettivo di aiutare i cattolici omosessuali a interpretare l’omosessualità in un’ottica religiosa positiva.

Il cammino di accoglienza e di riconciliazione portato avanti all’interno della Chiesa Cattolica dai gruppi di cristiani omosessuali, oggi presenti in tutto il mondo, è un esempio estremamente interessante di una pastorale nata dal basso che, quando si svolge in realtà parrocchiali, ha il merito di insegnare concretamente alle comunità religiose che li accolgono come superare ogni forma di discriminazione e di stereotipo sulle persone omosessuali.
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I risultati completi della ricerca in Italiano (File PDF)> https://waysoflove.files.wordpress.com/2014/09/articolo-italiano-conferenza-1.pdf

I risultati completi della ricerca in Inglese (File PDF)> https://waysoflove.files.wordpress.com/2014/09/articolo-inglese-conferenza-1.pdf

INTERVISTA> Uno studio fa luce su come il magistero cattolico influenza gay e lesbiche e come una pastorale inclusiva fa la differenza. Intervista alla dott.ssa Arianna Petilli

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