Per una famiglia inclusiva. Intervista alla pastora Letizia Tomassone

Articolo di Federica Tourn pubblicato sul settimanale Riforma, 2 ottobre 2014

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A pochi giorni dall’inizio del Sinodo dei vescovi cattolici sulla famiglia, sono tante le attese dei cristiani su un tema tanto vasto e delicato: non ultimi, i credenti omosessuali si mobilitano per far sentire la propria voce, convinti che non si possa parlare di famiglia senza mettere sul piatto la questione delle coppie omoaffettive.
In questa prospettiva si apre domani (3 ottobre 2014) a Roma, nell’aula magna della Facoltà valdese di Teologia, in via Pietro Cossa 40, «Le strade dell’Amore. Conferenza internazionale per una pastorale con le persone omosessuali e transessuali», a cui partecipa – insieme a Geoffrey Robinson, vescovo emerito dell’arcidiocesi cattolica di Sidney in Australia; James Alison, teologo e sacerdote cattolico inglese; Antonietta Potente, teologa e suora domenicana; Joseanne Peregrin, presidente della Christian Life Community di Malta – anche la pastora e teologa valdese Letizia Tomassone, che interverrà come coordinatrice della Commissione fede e omosessualità delle chiese battiste metodiste e valdesi.

Alla pastora Tomassone chiediamo un commento sull’importanza della nostra presenza in un percorso di pastorale lgbt.
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Da dove viene la decisione di intervenire alla conferenza?

«Qualche mese fa alla Claudiana di Milano si è tenuto un incontro organizzato dalla Refo, la Rete evangelica fede e omosessualità, sulle risorse delle persone omosessuali nelle chiese, in cui è stato presentato il progetto internazionale contro il bullismo e l’omofobia “Le cose cambiano” (lecosecambiano.org). In quell’occasione era presente uno degli organizzatori di questa conferenza di Roma e ci è stato chiesto di intervenire come protestanti, visto che siamo coinvolti come chiese nel dibattito sul tema, per fare modo che questo sinodo cattolico si apra al mondo e non ribadisca posizioni oscurantiste. Ci è quindi parso importante sostenere un’iniziativa di ministri di culto che si occupano di pastorale omosessuale».

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Quale sarà il suo contributo?

«A partire dai primi campi di Agape all’inizio degli anni ’80, io parlerò del percorso fatto delle chiese protestanti, che ha portato alla piena inclusione dei credenti. Racconterò di come abbiamo evitato la ghettizzazione, perché abbiamo sempre ribadito che non si tratta di un problema dei singoli credenti ma di una questione che riguarda il nostro essere umani davanti a Dio».

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Ci sono ancora dei nodi da sciogliere anche nelle nostre chiese?

«Certamente ci sono ancora degli ostacoli, che cerchiamo di sciogliere, rispetto alla contrapposizione fra la posizione di alcuni credenti provenienti dalle chiese dell’immigrazione o caratterizzata da una lettura evangelicale della Bibbia, e la ricerca che da anni portiamo avanti nell’ambito della ricerca fede e omosessualità. La Commissione ha prodotto schede bibliche ed esegetiche, si fanno veglie contro l’omofobia, c’è un percorso di sensibilizzazione sostanziato da letture di testi biblici fatte con occhi nuovi. Per esempio, nel racconto di Sodoma di Genesi 19 viene evidenziato che il peccato non è l’omosessualità ma la mancata ospitalità nei confronti dello straniero».

L’incontro è patrocinato dall’European Forum of Lgbt Christians (Forum Europeo di Cristiani Lgbt) e realizzata con il contributo del Ministero dell’Istruzione, della Scienza e della Cultura dei Paesi Bassi.

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