La conferenza “Ways of Love” e le speranze dei cattolici LGBT che vogliono essere inclusi nella chiesa

Articolo di Maria Corbi pubblicato su La Stampa del 3 ottobre 2015

Tutte le strade portano a Roma. Ed è qui che in attesa del sinodo sulle famiglie si concentrano le speranze e le delusioni dei gay, delle lesbiche, dei trans che vogliono essere inclusi nella chiesa cattolica, “Ways of Love”, le strade dell’amore, il titolo della conferenza internazionale dei cattolici LGBT che si è tenuta a Roma ospitata in una casa ferie delle suore di nostra signora del Cenacolo dove il coming out del monsignor Kryszof Charasma arriva fragoroso e non del tutto gradito. «Non serve questo clamore, ma un dibattito serio e responsabile come quello che stiamo facendo qui dentro», spiega un ex prete che partecipa ai lavori. Charasma aveva promesso che sarebbe venuto a dare il suo sostegno a questa assemblea e ci ha provato, ma quando ha visto una folla di telecamere all’ingresso ha proseguito in auto, senza fermarsi. E qui, in questa sala spoglia, dove parla anche l’ex presidente della repubblica irlandese Mary Mc Aleese che ha sostenuto i referendum per l’introduzione dell’ uguaglianza del matrimonio in Irlanda, in molti scuotono la testa.

«Personalizzare questa battaglia in Italia non serve», dice Vera che ascolta seduta sulle scale dell’auditorium spoglio le testimonianze di chi come lei sta combattendo. «Io non mi voglio sentire irregolare dentro la Chiesa», dice brandendo il libro-appello di Aldo Maria Valli, «Chiesa ascoltaci!». Paola da piccola era tormentata dal senso di colpa. Come Luca che racconta di quando si confessava senza il coraggio di dire quello che provava per il suo compagno di scuola. «Sapevo che era un peccato che non mi sarebbe stato perdonato. E avevo paura che mi impedissero di fare la comunione».

Questo era quello che anni di catechismo avevano instillato in lui. Fino al suo coming out, con un prete che si chiama come lui e che non gli fa fare penitenze, né gli disegna le porte dell’inferno. «Mi disse che la mia sessualità non c’entrava niente con la mia fede e che la Chiesa poco a poco avrebbe accettato questo ragionamento, solo che i tempi in Vaticano sono eterni». Ma non possono aspettare l’eternità le persone che qui ascoltano e parlano del loro diritto a essere nella Chiesa. «Non come clandestini, ma come parti degne di esserci». «Vogliamo fare la comunione, perché il pane eucaristico è un simbolo importante per la nostra fede. Non siamo cattolici di serie B».

Le strade di Dio verso la comprensione dell’amore omosessuale non sono quelle della Chiesa, secondo i cattolici LGBT. E c’è chi, come Geoffrey James Robinson, vescovo ausiliare merito, di Sidney, continua a ripetere che non è possibile «immaginare una modifica dell’atteggiamento della Chiesa cattolica sugli atti omosessuali se prima non ci sarà una nuova comprensione degli atti eterosessuali».

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