La conferenza “Le strade dell’amore”, la chiesa cattolica e la pastorale per le persone omosessuali. Vent’anni dopo

Riflessioni di Gianni Geraci, portavoce della conferenza “Le strade dell’Amore” (Roma 3 ottobre 2014), pubblicate sul blog I nipoti di Maritain il 13 ottobre 2014
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Avendo fatto parte del piccolo gruppo che si è fatto carico degli aspetti organizzativi della conferenza teologica internazionale “Le strade dell’amore” che lo scorso 3 ottobre ha cercato di rispondere alla domanda: “Quale pastorale con le persone omosessuali e transessuali?” posso testimoniare che alcuni di noi erano preoccupati di ritrovarsi la sala vuota.
Solo io ero molto ottimista anche perché avevo vissuto la straordinaria avventura di un’altra conferenza simile alla cui organizzazione avevo partecipato nel 1999: allora il numero dei partecipanti era stato così alto che abbiamo dovuto organizzare una sorta di conferenza alternativa in un ristorante lì vicino.

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Comunicato> Il 3 ottobre gli omosessuali credenti di tutto mondo saranno a Roma per la conferenza teologica internazionale “Le strade dell’amore”

Il 3 ottobre a Roma gli omosessuali credenti di tutto il mondo saranno a Roma per la conferenza teologica internazionale “Le strade dell’amore, per una pastorale con le persone omosessuali e transessuali” con cui vogliono aiutare il Sinodo straordinario sulla famiglia a riflettere sull’accoglienza delle persone lesbiche, gay, bisex e trans (LGBT) nella chiesa cattolica.
Andrea Rubera, uno dei portavoce della conferenza, ha ricordato che: “La notizia della convocazione del un sinodo straordinario sulla famiglia e il questionario inviato in tutte le diocesi del mondo, hanno fatto scattare un’inedita voglia di partecipazione. Sembra arrivato il momento, anche per noi omosessuali cristiani, di dare il nostro contributo e testimoniare la bellezza, la verità e, a volte, anche la fragilità delle nostre vite, come proposta per la crescita della comunità intera dei fedeli”.

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Sinodo: le attese dei gay cattolici

Articolo Luca Kocci pubblicato su Adista Notizie n. 34 del 4 ottobre 2014
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Il 5 ottobre prenderà il via l’Assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Quello delle unioni fra persone dello stesso sesso è uno dei temi all’ordine del giorno. Con Andrea Rubera, presidente del gruppo di omosessuali cristiani Nuova proposta, parliamo delle attese e delle speranze del mondo dei credenti omosessuali.
«Le speranze sono moltissime», spiega Rubera: ·«Lo si vede da tanti segnali: dal numero di risposte al questionario propedeutico al Sinodo che sono state inviate dai gruppi di omosessuali cattolici, nonché dal fervore con cui gli stessi gruppi stanno lavorando a produrre documenti e proposte rivolte al Sinodo, perché possa attivarsi una nuova capacità di accoglienza che non faccia più sentire nessuno escluso»..

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Conferenza internazionale su le chiese e la criminalizzazione dell’omosessualità nel mondo (Roma 11 ottobre 2014)

A Roma Sabato 11 ottobre 2014, dalle 16.30 alle 18.30, ai Musei Capitolini, nella sala Pietro da’ Cortona, in piazza del Campidoglio 1 avrà luogo la conferenza pubblica su “Quando l’identità diventa crimine. La criminalizzazione dell’omosessualità nel mondo” organizzata dall’European Forum of LGBT Christian Groups’ in collaborazione con Nuova Proposta e Gionata.org e col patrocinio del Comune di Roma (Assessorato alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità) e del Ministero dell’Istruzione, della Cultura e della Scienza olandese.
In circa 80 paesi del mondo, l’omosessualità è criminalizzata, e la prigionia o le punizioni corporali sono le sanzioni previste. In sette paesi è anche prevista la pena di morte come condanna per il “reato di omosessualità”.

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Il Sinodo sulla famiglia e le unioni di persone dello stesso sesso

Articolo di Luisa e Paolo Benciolini* pubblicato sul sito de “La difesa del popolo”, settimanale diocesano di Padova, il 14 aprile 2014
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Osserviamo che, a differenza di altri temi, pur di grande rilevanza e complessità, sia teologica che pastorale, quello delle relazioni omosessuali viene qui posto per la prima volta, e in maniera esplicita, all’attenzione di tutta la comunità dei credenti.
Sentiamo, dunque, la particolare responsabilità che questi specifici interrogativi ci pongono come laici che vivono l’esperienza familiare e, per alcuni di noi, anche l’impegno nello studio delle scienze umane.

Come ci ha ricordato papa Francesco (Lettera alle famiglie, 2 febbraio scorso), l’appuntamento del sinodo «coinvolge tutto il popolo di Dio» e a ciascuno viene chiesto di accompagnare il cammino dei padri sinodali «partecipando attivamente alla preparazione con suggerimenti concreti», oltre che con la preghiera.
È questo, del resto, anche lo stile propostoci del Concilio (in particolare della Gaudium et Spes) che sollecita ai laici il duplice contributo di competenza ed esperienza.
Concordiamo con Giuseppe Trentin (Difesa n. 3/2013 ) sul perdurante rischio di una visione antropologica inadeguata della “questione omosessuale”, che richiede invece di essere inquadrata in «nuove scale di valori, nuovi modelli di vita, ma soprattutto un nuovo modo di impostare un rapporto tra le persone».

Tra questi “valori” si colloca certamente anche la sessualità, finora troppo condizionata dal rapporto con la fertilità. Osserviamo che anche il ricorso al termine “omosessualità” può facilitare il rischio di un visione riduttiva del problema e proponiamo di sostituirlo con quello di “omoaffettività”, certamente di più ampio respiro e adeguato a comprendere una estesa gamma di vissuti e interrogativi che non possono essere circoscritti al solo esercizio della sessualità.

Ma sul piano della vita quotidiana e delle esperienze che ci interpellano come credenti che vivono in una società democratica, quali spunti ricavare dall’invito del questionario? Sentiamo che in una chiesa di persone adulte vi deve essere lo spazio per la voce di chi vive esperienze omoaffetive o anche legami più precisi con persone dello stesso sesso. Lo esige in primo luogo il rispetto della dignità di ogni persona, sul quale si fonda la nostra convivenza. In una visione di fede, poi, lo richiede la consapevolezza che condividiamo lo stesso battesimo e la stessa confermazione che ci è stata donata dallo Spirito.

Va dunque sgombrato il campo da ogni fraintendimento legato a superate classificazioni di ordine patologico, così come da giudizi morali precostituiti, inaccettabili alibi che ancora oggi favoriscono luoghi comuni pesantemente offensivi. Non si tratta, certo, di un impegno che riguarda la sola comunità ecclesiale, anzi. Questi luoghi comuni (che non troviamo solo sulle labbra di chi è facile alle battute da osteria ma anche nelle dichiarazioni pubbliche di personaggi con responsabilità politiche) sono ancor oggi ricorrenti e talora così fortemente incidenti sulla sensibilità di alcuni (specie se molto giovani) da portare alla drammatica rottura del loro fragile equilibrio di vita.

Ci piace pensare alla possibilità di scambi preziosi tra le comunità dei credenti e le famiglie al cui interno si vivono in prima persona gli interrogativi che nascono (a volte in modo inaspettato) dalla “scoperta” che un proprio figlio manifesta orientamenti omoaffettivi.
La famiglia deve poter trovare luoghi e persone adeguate per poter esprimere serenamente i propri “vissuti” e le domande che essi le stanno proponendo, ma anche la comunità può risultarne arricchita e divenire, agli occhi di tutti, un luogo esemplare di testimonianza, in grado di incidere (e questo sarebbe veramente un grande risultato del lavoro di preparazione del sinodo) anche sul sentire comune. Una chiesa che sa riconoscere anche questi “segni dei tempi” e che non ha timore che i suoi membri si pongano, nel confronto con tutti gli uomini, in atteggiamento di piena e laicale disponibilità a contribuire alla crescita dei valori umani. Anche condividendo, sul piano delle scelte politiche, soluzioni legislative in grado di tutelare socialmente queste unioni.

Accenniamo, da ultimo, a due preziose esperienze di cui siamo a conoscenza. La prima è quella portata avanti dal gruppo Emanuele (ndr gruppo di cristiani omosessuali di Padova), amici che vivono la condizione omosessuale, desiderosi di crescere nella loro fede in Cristo Gesù. Organizza serate di approfondimento intorno a temi e personaggi biblici e di condivisione delle proprie esperienze di vita e di preghiera e, ogni anno, una veglia di preghiera per tutte le vittime dell’omofobia.
Una diversa esperienza è stata recentemente promossa dal centro universitario: un incontro, dedicato all’esame del questionario per il sinodo, che ha visto la partecipazione di coppie sposate, conviventi, fidanzati, divorziati risposati e una coppia gay. Sono state ore vissute da tutti con particolare intensità, grazie alla possibilità che ciascuno ha avuto di esprimersi e confrontarsi, anche sui temi dell’omoaffettività, con libertà e serenità.

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* La quinta tappa di (avvicinamento sul giornale diocesano) al sinodo dedicato alla famiglia (che vivrà un primo momento importante in ottobre) riporta una riflessione di coniugi Benciolini, medico legale impegnato sui temi della bioetica lui, psicologa e psicoterapeuta lei. «In una chiesa di persone adulte – scrivono – dev’esserci lo spazio per la voce di chi vive esperienze omoaffettive. Sgombrando il campo da luoghi comuni pesantemente offensivi».

Sinodo sulla famiglia. La rivoluzione è nelle domande

Articolo di Marco Politi pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 6 novembre 2013
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Trentotto domande su famiglia, unioni di fatto, contraccezione, legami omosessuali… rivolte al basso, alle famiglie, al popolo dei credenti. La rivoluzione di Francesco compie un altro passo in avanti. Semplice come l’uovo di Colombo, audace come il passaggio dalla monarchia assolutista a un governo in cui il “capo” ascolta il suo popolo.
Da 50 anni, da quando Paolo VI tolse al Concilio la facoltà di occuparsi della contraccezione e volle risolverlo con l’enciclica Humanae Vitae (persino contro il parere della maggioranza delle commissione da lui creata, che riteneva possibile l’uso dei contraccettivi in certi casi), la Chiesa gerarchica dei celibi ha sempre spiegato dall’alto qual è la “verità”, quali sono i dettami della “natura”, qual è il “giusto” modo di rapportarsi sul piano sessuale senza mai attingere al- l’esperienza delle centinaia di milioni di uomini e donne che vivono questi legami.

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